Digital Reputation e lavoro: due prospettive a confronto

In un mondo del lavoro sempre più connesso, la reputazione digitale è diventata uno specchio (talvolta distorto) della nostra identità professionale. Ma quanto conta davvero? Qual è il suo impatto reale nei processi di selezione?

Per rispondere, abbiamo intervistato due professioniste con punti di vista complementari.
Prima abbiamo ascoltato Maria Piera Orlandi, Senior IT Recruiter, che vive ogni giorno l’intersezione tra candidati, aziende e social. Poi abbiamo chiesto un’opinione a Roberta Zantedeschi, consulente di comunicazione efficace.

Grazie mille, Piera, per la tua disponibilità. Iniziamo con la prima domanda: la Digital Reputation di un candidato è davvero così importante per le aziende? Questa è una domanda che lascia spazio a tante visioni diverse. Per fortuna (o purtroppo a seconda dei punti di vista) le aziende non la pensano tutte allo stesso modo. Nel panorama lavorativo troveremo sicuramente le aziende a cui non interessa come si presenta online un candidato e aziende che saranno fortemente interessate a questo aspetto. Probabilmente però, oggi grazie al web e alla tecnologia che fa sempre più parte delle aziende, le seconde sono in netto aumento. Quindi, in sostanza, è sempre bene fare attenzione a questo aspetto.

Che impatto può avere la Digital Reputation durante un processo di selezione di un candidato? Continuiamo sulla scia delle aziende che considerano importante la reputazione online di un candidato. E prendiamo quelle che in primis, ancora prima del cv, guardano la presenza sui social. Direi che il modo di porsi sul web per un candidato può essere determinante per una “buona prima impressione”. Nel mio caso, la Digital Reputation mi interessa, ma fino ad un certo punto. Se sui social c’è una persona che comunica in modo aggressivo o fa polemica per il gusto di farlo, ci penso attentamente prima di intraprendere un rapporto. Ma nel momento in cui decido di farlo, cerco di andare più a fondo e approfondire aspetti attitudinali che potrebbero influire nel lavoro quotidiano. Ad esempio, se sul curriculum il candidato ha scritto che lavora bene in team ma vedo che si comporta in maniera aggressiva sui social, approfondisco bene durante il colloquio. A volte, quello che le persone fanno apparire sui social è solo una facciata e sarebbe limitante attenersi solo a quello senza approfondire, soprattutto quando quel candidato è di interesse.

Quali sono i vantaggi di avere una Digital Reputation positiva? Si sa che per fare una buona impressione non si ha una seconda occasione. E se è vero che ci sono aziende che basano l’iter di selezione su ciò che vedono sul web, direi che avere una buona reputazione online, aiuta a farsi riconoscere in modo positivo. Sicuramente, se hai una buona reputazione online, l’azienda sarà più portata a contattarti e ad inserirti in un contesto lavorativo.

Quali sono invece gli svantaggi di avere una Digital Reputation negativa? Direi che è esattamente l’altra faccia della medaglia del punto precedente. Questo, a parer mio, non significa non essere diretti. La polemica, se costruttiva, va bene. Ma se è mirata ad infangare o offendere l’altro, non è utile e non fa crescere nessuno.

Puoi fare degli esempi di comportamenti che contribuiscono ad una Digital Reputation positiva e ad una negativa? Questa è una risposta e un punto di vista strettamente soggettivo. Ognuno di noi ha il suo modo di vivere il web e lo ritiene giusto. Ciò che secondo me non dovrebbe mai mancare è l’educazione. Se una persona è maleducata, costantemente aggressiva, sarcastica senza un motivo e sempre pronta a creare polemica, anziché creare un confronto costruttivo, forse agli occhi dell’algoritmo può anche apparire “forte”, ma agli occhi delle aziende (siano esse clienti o datori di lavoro), potrebbe creare una visione errata e poco attrattiva. Ricordiamoci che non si può non comunicare.

Che consiglio daresti ad una persona che desidera costruire la propria Digital Reputation in modo efficace? Consiglio sempre di essere autentici. Che attenzione, non significa essere sgarbati (molti lo confondono, come sappiamo). Consiglio di non adoperare troppi giri di parole per esprimere un concetto. Le persone sono molto più semplici di quello che vogliono sembrare. Più complicato è il modo in cui diciamo qualcosa, più non ci capiranno e più staranno lontano da noi per questo motivo. Consiglio di avere il coraggio di dire “non lo so” o “non ho capito”. Fingersi esperti di tutto, anche quando non è così, non aiuta. Anzi.

Grazie, Roberta, per essere disponibile a condividere la tua esperienza. Partiamo con la prima domanda: Come definiresti la Digital Reputation e perché, ad oggi, è diventata un elemento così importante? La Digital Reputation è la percezione che le persone si costruiscono di noi attraverso ciò che comunichiamo, e non comunichiamo, online. Non riguarda solo ciò che pubblichiamo, ma anche il modo in cui partecipiamo, interagiamo, prendiamo posizione e anche come e dove scegliamo di non esserci. È importante soprattutto se sposiamo il concetto di onlife, ovvero di vita connessa, coniato dal filosofo Floridi. Il digitale non è un mondo finto, distante o irreale: è una componente concreta della realtà che abitiamo ogni giorno. Se abbiamo una presenza in questo spazio, prenderci cura della nostra reputazione diventa quindi strategico e significa occuparsi dell’esperienza che le persone fanno quando ci incontrano online. In fondo, la comunicazione permea ogni ambito della nostra vita: non esiste una dimensione “non comunicativa”. Anche l’assenza è comunicazione. In un mondo iperconnesso, dove le relazioni si formano e si consolidano anche a distanza, la nostra reputazione digitale diventa parte integrante di chi siamo agli occhi degli altri.

Quanto e perché per il singolo individuo è importante avere una buona Digital Reputation? Una buona Digital Reputation è fondamentale perché contribuisce a risolvere il problema della fiducia in un contesto complesso e caratterizzato dall’incertezza: il brand personale è una “scorciatoia” che le persone usano per decidere se fidarsi di noi, ma pensare che sia facile e veloce costruirne uno è un errore. Dobbiamo però chiarire cosa intendiamo con “buona” reputazione digitale, un aggettivo che può risultare fuorviante. A mio avviso, una Digital Reputation è efficace quando:

    • è coerente con l’idea che vogliamo si facciano di noi le altre persone. Mi spiego: non è obbligatorio curare attivamente il proprio personal branding ma è fondamentale essere consapevoli che, comunque, le persone che ci incontrano si faranno un’idea di chi siamo. Se oriento questa percezione verso l’immagine che desidero, sto lavorando bene. 
    • è sostenibile ovvero posso davvero mantenere nel tempo l’immagine che sto costruendo online? Riesco a sostenerla attraverso tutti i touchpoint con il mio pubblico, sia digitali che fisici? L’autenticità, di cui tanto si parla, riguarda proprio questo: non è obbligatoria, ma è fortemente consigliata se vogliamo che la nostra narrazione sia coerente, credibile e, quindi, degna di fiducia.
 

Quanto comunicazione e Digital Reputation sono due concetti profondamente legati? Sono due aspetti inscindibili. La comunicazione è il processo attraverso cui la reputazione si costruisce: ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio, ogni interazione contribuisce a delineare la nostra presenza agli occhi degli altri. Non possiamo pensare alla reputazione digitale come qualcosa di separato dalla comunicazione: è la sua manifestazione. E una comunicazione autentica, intenzionale e consapevole costruisce una reputazione solida e credibile.

A tuo avviso, come sta cambiando la comunicazione sui social network e credi che le persone ne facciano un uso corretto? La comunicazione sui social si sta frammentando e polarizzando. C’è chi sceglie di comunicare in modo sempre più personale e profondo, e chi invece rincorre visibilità effimera. I social sono luoghi mediati da un algoritmo e da interessi che non sono i nostri, e di questo dobbiamo essere sfacciatamente consapevoli. Sono intimamente convinta che l’autenticità premi, che non è spontaneità, ma disponibilità a esporsi in modo sincero, ma sono anche certa che servano strategia, studio del target, strumenti e competenze ad hoc. La buona volontà è un buon punto di partenza, ma mostra i suoi limiti per chi desidera fondare il proprio business, ad esempio, sulla reputazione digitale. Inoltre i social sono da sempre spazi dove è facile cadere nell’ autoreferenzialità o nella spettacolarizzazione di sé che, non possiamo negarlo, hanno un ritorno, e questo porta le persone più ingenue a pensare che sia una buona strada. In realtà non esiste un uso “corretto” valido a priori: dipende da quanto siamo consapevoli di ciò che facciamo e dall’intenzione che guida la nostra presenza online. Più siamo chiare e chiari con noi stessi su cosa vogliamo ottenere e cosa siamo disponibili a rinunciare e più la nostra comunicazione sarà efficace, rispettosa e relazionale.

Quali consigli daresti a tal proposito? Il primo consiglio è ascoltarsi: capire cosa vogliamo davvero comunicare e perché. Il secondo è ascoltare gli altri: una comunicazione efficace non nasce dal bisogno di mostrarsi, ma dal desiderio di entrare in relazione e di condividere valore per chi legge o ascolta. Il mio consiglio è di lasciare da parte i contenuti teorici e condividere esperienze, difficoltà, conoscenze, riflessioni di vita vissuta. Infine, consiglio di coltivare coerenza e autenticità, senza rincorrere mode o modelli che non ci appartengono. La reputazione digitale più solida è quella che nasce dall’allineamento tra ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che raccontiamo. 

Questi spunti ci aiutano a comprendere quanto la Digital Reputation, soprattutto nel contesto lavorativo, stia diventando un elemento determinante per le aziende e per i singoli individui. Sia che si tratti di costruire un brand personale solido e autentico, sia che si parli di come le aziende valutano la presenza online dei candidati, è chiaro che l’attenzione alla propria reputazione digitale è un passaggio fondamentale nel percorso professionale. Per approfondire ulteriormente l’importanza della Digital Reputation e per scoprire consigli utili su come gestirla al meglio, ti invitiamo a leggere la newsletter Linkedin dedicata. 

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Articolo di Silvia Flammia, Talent Acquisition Specialist presso un’azienda di consulenza informatica. Il mio percorso professionale mi ha portato a sviluppare una forte passione per le persone e il loro impatto all’interno delle organizzazioni. Sono una persona curiosa e determinata, con l’obiettivo di creare il perfetto equilibrio tra competenze, potenzialità e necessità aziendali, trovando il match ideale per valorizzare sia i talenti che l’azienda. 

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HR People & Culture e Career Coach. Aiuto le persone a far emergere il proprio valore e ad entrare nel mondo del lavoro.

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