Recruiting e Headhunting a confronto: due metodi, un obiettivo comune

Nel mondo delle risorse umane, si sa, c’è molta confusione, spesso alimentata dagli stessi professionisti e dalle aziende. I motivi sono molteplici, ma al di là delle eccezioni e dei casi particolari, esiste una base teorica fondamentale. Conoscerla significa essere professionisti preparati, in grado di contribuire concretamente al miglioramento del settore.

Ad esempio, Recruiting e Headhunting vengono spesso confusi e considerati sinonimi, quando in realtà si tratta di due approcci distinti, con metodologie e obiettivi differenti. Può accadere che un recruiter adotti tecniche di headhunting per individuare candidati per ruoli particolarmente complessi e difficili da reperire, ma un headhunter non utilizzerà mai un metodo di recruiting tradizionale.

Per chiarire al meglio queste differenze, abbiamo chiesto a due esperte del settore di condividere la loro esperienza pratica e approfondire il ruolo di Recruiter e Headhunter. Un ringraziamento speciale a Eliana Cavallo e Margotte Camillo per il loro prezioso contributo.

Ora, iniziamo! 🚀


Puoi descrivere in che cosa consiste il tuo ruolo e qual è il day by day?

Recruiter
Un recruiter si occupa principalmente di trovare e selezionare candidati idonei per posizioni lavorative aperte all’interno dell’azienda. Io in particolare, sono responsabile della gestione del processo di recruiting di profili specialistici nel mondo IT, fino all’elaborazione della trattativa economico-contrattuale in accordo con la direzione aziendale. Il mio ruolo è fondamentale per attrarre, selezionare e inserire nuovi talenti. Le mie giornate iniziano con il controllo delle nuove candidature ricevute su LinkedIn, dopo aver pubblicato un annuncio di lavoro, e l’aggiornamento del sistema di tracciamento dei candidati tramite gestionale ATS. Mantengo aggiornato il database dei candidati con informazioni dettagliate sui contatti e gli stati di avanzamento. Conduco e coordino diversi colloqui con i candidati. Partecipo a riunioni con i responsabili dei vari dipartimenti per discutere delle posizioni aperte, delle strategie di recruiting, e comprendere le loro esigenze specifiche. I miei obiettivi sono sia qualitativi che quantitativi.

Headhunter
Il ruolo dell’Head Hunter è quello di un mediatore, con una visione ampia e strategica del mercato, che mette in connessione aziende e professionisti, creando opportunità di valore per entrambi. È una figura che si occupa di posizioni strategiche e di medio-alto livello all’interno dell’azienda e, nello specifico, io mi occupo di ricerca e selezione di profili dell’area HR, come Direttori del Personale, HR Manager, Payroll Manager, HR Business Partner, ecc. I clienti mi affidano le ricerche poiché sono posizioni complesse da un punto di vista di reperibilità del profilo (settoriale, territoriale, di ruolo, ecc.) e, spesso, anche per la riservatezza che si vuole mantenere. Le mie ricerche si basano sulla ricerca attiva di candidati e soprattutto su una rete di contatti che ho sviluppato e consolidato nel corso del tempo. Quando mi viene affidata una ricerca, spesso, ho già in mente una serie di professionisti che potrebbero essere proposti su quel cliente.

A differenza di un recruiter, non pubblico annunci di lavoro, ma svolgo quotidianamente attività di head hunting. Non a caso, ci chiamano “cacciatori di teste”: siamo noi a trovare i talenti, non il contrario. Inoltre, bisogna considerare che quasi sempre i referenti aziendali con cui mi interfaccio possono essere o diventare anche miei candidati e viceversa. Per questo, è fondamentale costruire un rapporto di fiducia, discrezione e trasparenza che possa non solo portare al successo di una selezione, ma anche allo sviluppo di collaborazioni future o referenze. Infatti, capita spesso che venga referenziata da altri clienti, grazie ad inserimenti strategici effettuati in precedenza. In fase di confronto sulla selezione e di raccolta dei requisiti, devo essere in grado di comprendere le dinamiche interne all’azienda, la struttura del management e di cogliere soprattutto l’aspetto umano e le aspettative che il cliente ha sul ruolo che sta ricercando. 

Può accadere che un Head Hunter riceva un mandato esclusivo per una ricerca, il che significa che è l’unico professionista incaricato di trovare il candidato ideale per quella posizione. In questo caso, non ha competitor per quella specifica ricerca, a differenza di quanto accade spesso nelle attività di recruiting, ad esempio nelle società di consulenza, dove più aziende possono lavorare contemporaneamente sulla stessa posizione. Questo consente al contrario un lavoro più mirato, strategico e in stretta collaborazione con l’azienda cliente. I miei obiettivi sono sia qualitativi che quantitativi. Ricevo un compenso variabile in base ai risultati raggiunti, misurati sui placement effettuati e sui contratti generati.


Quali sono le prospettive di carriera? Come può crescere un professionista in questo ruolo?

Recruiter
Un recruiter ha diverse opportunità di crescita professionale. Una delle prime strade è la specializzazione in un settore specifico, come IT, finanza o sanità, acquisendo così una conoscenza approfondita delle dinamiche e delle esigenze del mercato di riferimento. Con l’esperienza, può assumere responsabilità maggiori, gestendo progetti di reclutamento più complessi e strategici, fino a ricoprire il ruolo di Talent Acquisition Specialist, che si occupa di strategie di acquisizione dei talenti lavorando a stretto contatto con il management e collaborando con aree come marketing e comunicazione per ottimizzare i processi di recruiting.

La crescita può proseguire verso ruoli di leadership, come Team Leader o Recruiting Manager, supervisionando un team di recruiter e coordinando le attività di selezione su ampia scala. Un’ulteriore evoluzione può portare alla posizione di HR Business Partner, un ruolo strategico che collega le politiche aziendali con le risorse umane, assicurando che l’organizzazione possa raggiungere i propri obiettivi attraverso una gestione efficace delle persone.

Infine, con un’esperienza consolidata, un recruiter può scegliere di intraprendere la carriera da consulente freelance, mettendo a disposizione delle aziende le proprie competenze in modo indipendente.

Headhunter
In ambito consulenziale, i career path sono ben definiti e la crescita di un Head Hunter può seguire due direttrici principali: il ruolo manageriale, che implica la gestione di risorse, e lo sviluppo e la gestione di un proprio portafoglio clienti. L’avanzamento professionale è strettamente legato al raggiungimento di obiettivi sia quantitativi che qualitativi. In questo settore, infatti, la qualità del lavoro svolto ripaga sempre nel medio-lungo termine, trasformandosi in nuove opportunità e maggiore autonomia professionale.


Che tipo di soft/hard skill sono necessarie nel tuo lavoro?

Recruiter
Alla base di questo lavoro è fondamentale la capacità di comunicare chiaramente ed efficacemente con candidati, manager e colleghi, sia verbalmente che per iscritto. Saper porre domande aperte che invitano i candidati a esprimersi liberamente, rivelando così le loro vere capacità e aspirazioni. Mettere a proprio agio i candidati e far emergere le loro potenzialità e inclinazioni è una competenza preziosa. Essere flessibili e pronti a modificare strategie in base alle esigenze del mercato del lavoro, per cui l’adattabilità. La gestione del tempo: capacità di gestire molteplici ricerche e candidati contemporaneamente. E per ultimo, ma non di minore importanza, una buona dose di resilienza, saper gestire i rifiuti e le situazioni di stress. La figura del recruiter è particolarmente esposta a variabili imprevedibili che possono complicare i processi selettivi. Per questo, è fondamentale saper gestire le proprie emozioni, affrontando con equilibrio ansia e pressione. Anche le hard skills sono molto importanti, come la conoscenza del mercato e delle normative relative al reclutamento e all’assunzione.

Headhunter
Ritengo che le caratteristiche necessarie siano la pazienza, l’empatia, l’ascolto e la curiosità. È importante conoscere e informarsi: ciò che lega i professionisti non è solo il lavoro, sono dei temi comuni su cui confrontarsi. Per questo motivo, essere competenti e preparati sul mercato e i suoi trend è un aspetto imprescindibile per essere credibili e creare un punto di contatto. Nel caso dell’Head Hunter è importante partecipare ad eventi di networking e di settore per scambiarsi informazioni e ampliare le proprie conoscenze da cui potrebbero nascere nuove opportunità.


Quali percorsi consiglieresti a chi vuole ricoprire questo ruolo? 

Recruiter
Iniziare con una solida formazione in Risorse Umane è fondamentale. Una laurea triennale in Psicologia, Scienze della Comunicazione o discipline affini rappresenta un ottimo punto di partenza, da arricchire successivamente con un master o un corso specializzato in ambito HR. Oggi la tecnologia gioca un ruolo sempre più centrale nel recruiting, ed è fondamentale imparare a utilizzarla con competenza e consapevolezza. Allo stesso tempo, l’esperienza pratica è inestimabile: stage in aziende o agenzie di selezione offrono un’opportunità concreta per sviluppare le competenze necessarie. Partecipare a eventi di settore, conferenze HR e community professionali online è essenziale per costruire un network solido e rimanere sempre aggiornati sulle evoluzioni del mercato.

Headhunter
Nel mio caso, il Master in Risorse Umane è stato fondamentale per approfondire un settore che inizialmente non conoscevo. L’esperienza sul campo ha fatto il resto. La consulenza, in particolare, è estremamente formativa: affina le soft skills, fornisce un metodo strutturato, offre l’opportunità di conoscere diverse realtà aziendali e permette di confrontarsi con interlocutori di ogni livello, arricchendo continuamente le proprie competenze. Prendere parte a eventi di networking HR è fondamentale per creare un network forte e mantenersi costantemente informati sulle tendenze del mercato. La formazione, inoltre, deve essere un impegno continuo per affinare le proprie competenze e rimanere al passo con le novità del settore e dei mercati. 


Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare una carriera?

Recruiter
Il recruiting può essere impegnativo, con alti e bassi, ed è fondamentale armarsi di pazienza e resilienza per gestire rifiuti e situazioni stressanti, elementi intrinseci a questa professione. Consiglio di intraprendere questa carriera con la consapevolezza che non si smette mai di imparare, proprio come nella vita. La formazione continua è essenziale per restare aggiornati sulle ultime tendenze del settore. Lavorare in questo campo richiede un equilibrio tra competenze tecniche e interpersonali, ma è importante ricordare che l’esperienza pratica è insostituibile: molte abilità si affinano direttamente sul campo, a contatto con candidati e aziende. Per questo, è utile valutare fin da subito se le proprie soft skills siano in linea con quelle richieste da un ruolo di questo tipo.

Headhunter
Di divertirsi. Uno degli aspetti più belli di questo lavoro è la possibilità di conoscere tante persone e contribuire concretamente a migliorare le loro condizioni professionali. Sei un piccolo ingranaggio di un meccanismo più grande, ma il tuo ruolo può fare davvero la differenza.

È un lavoro dinamico e stimolante, ma anche impegnativo. Nei momenti di difficoltà, è importante ricordarsi che essere un Head Hunter significa esplorare, scoprire, connettersi e, perché no, anche divertirsi. Tuttavia, pensare che chiunque possa svolgere questo lavoro è un errore: servono capacità di ascolto, sensibilità nel rapportarsi agli altri e la consapevolezza di essere un mediatore tra esigenze diverse. Per questo motivo, è importante fin dall’inizio capire se le proprie competenze trasversali siano adeguate alle esigenze di un ruolo del genere.

Articolo di Silvia Flammia, Talent Acquisition Specialist presso un’azienda di consulenza informatica. Il mio percorso professionale mi ha portato a sviluppare una forte passione per le persone e il loro impatto all’interno delle organizzazioni. Sono una persona curiosa e determinata, con l’obiettivo di creare il perfetto equilibrio tra competenze, potenzialità e necessità aziendali, trovando il match ideale per valorizzare sia i talenti che l’azienda. 

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