Perché l’orientamento post diploma/laurea è importante?

Da ragazzi, appena maggiorenni, siamo chiamati a prendere delle decisioni che incideranno sulla nostra carriera e di conseguenza sulla nostra vita.

Ma quanti di noi a quell’età hanno il giusto grado di maturità per poter fare una scelta consapevole?Ahimè quasi nessuno e anche io non ne avevo nemmeno un briciolo.

Terminate le scuole medie sono stata indirizzata verso il liceo classico che, a detta degli insegnanti, era più appropriato considerando le mie attitudini e i miei interessi. I miei genitori si sono fidati. Io mi sono fidata dei consigli e di quello che, approssimativamente, è un primo orientamento scolastico.

Questi consigli si rivelarono sbagliati.

Il liceo classico non mi piaceva, non ero portata, non nutrivo interesse per il latino e il greco e puntualmente a fine anno mi portavo a casa i debiti in queste materie. Ho tirato avanti per due anni poi il livello di non sopportazione ha iniziato a darmi i primi segnali: non avevo voglia di svegliarmi al mattino, non andavo a scuola, non studiavo, non mi impegnavo.

Molti altri, nella medesima situazione, hanno preferito far finta di nulla e portare a termine il percorso iniziato, rimandando solo il problema a qualche anno dopo. Ed è così che l’università diventa una fabbrica di studenti frustrati.

Io, invece, non volevo assolutamente fare questa fine.   

Ne parlai con la mia famiglia, accolsero il mio malessere e sì, so di essere stata fortunata perché non mi hanno mai obbligata a fare qualcosa contro la mia volontà. Ho sempre saputo di poter parlare e condividere liberamente qualsiasi mio pensiero. Ne abbiamo parlato a lungo, ho deciso di lasciare il liceo classico ma, allo stesso tempo, non ero pronta per una nuova scelta. Ho chiesto quindi del tempo, il tempo necessario per fermarmi e riflettere sul mio futuro, su quello che davvero mi sarebbe piaciuto fare, sugli interessi che avevo e coltivavo. Intanto, avrei lavorato nel negozio di famiglia.

Non avrai mica pensato che me ne sarei rimasta a casa tutto il giorno!?

Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, non torna indietro quindi è bene farne buon uso. Ed è sempre possibile riempire il tempo con tantissime esperienze formative. E quella nel negozio di famiglia lo è stata senz’altro.

E’ così che, per la prima volta, mi sono occupata di Orientamento. Il mio. Non avrei mai potuto immaginare che, 15 anni dopo, sarei diventata una professionista nel settore Orientamento e Carriera e mi stupisco sempre di come, a un certo punto, nella vita tutto torna e inizia ad avere un senso.

Comunque, 18 anni fa non esistevano tutte le informazioni a cui è possibile accedere oggi. Non esisteva una Maria Micoli che condivideva il suo lavoro nelle sue attività di divulgazione sui social. Da questo punto di vista quindi non avevo alcun vantaggio ma un percorso di orientamento parte sempre dalla stessa domanda: Tu cosa vuoi?

Tutti ti dicono di seguire una strada prestabilita: diploma, università, triennale, magistrale, eventualmente anche un master ma è davvero l’unica strada percorribile? O meglio, è davvero la TUA strada?

Probabilmente no. La cultura del lavoro che vede una persona sempre nello stesso ruolo e nella stessa azienda fino alla pensione è vecchia e decontestualizzata. Oggi siamo esposti a tantissimi stimoli e opportunità. Il nostro obiettivo è quello d’individuare il percorso adatto a noi.

E questo potrebbe significare che non devo per forza scegliere l’università dopo il diploma o che dopo l’università è possibile che io non mi identifichi più in quello che ho studiato oppure non ho idea di cosa potrei fare e da dove partire.

Ed è qui che l’orientamento fa la differenza. Purtroppo però nelle istituzioni questo è spesso lasciato nelle mani di persone non qualificate che non hanno i mezzi e gli strumenti per veicolare le informazioni corrette dal mondo del lavoro ai ragazzi che si apprestano a entrarci.

Il gap è visibile, percepibile e non si può ignorare.

Tornando alla me di appena 15 anni, prendermi del tempo ha significato focalizzarmi su me stessa e sui miei interessi. Mi sono resa conto di aver sempre amato ascoltare gli altri ed essere loro di aiuto. Sono sempre stata una piccola Problem Solver. Mio padre inoltre mi ha trasmesso la passione per i libri e io ne divoravo tantissimi incentrati sulla psicologia. Il resto è storia che potete consultare sul mio profilo LinkedIn.

Dopo un GAP YEAR, ho ripreso quindi il mio percorso al liceo Socio-Psico-Pedagogico e non mi sono più fermata. Mai più un dubbio.

Questo dimostra che non c’è un periodo prestabilito per i dubbi e i ripensamenti: a me è capitato durante il liceo, ad altri post diploma, altri ancora post laurea. Ciò che conta e non ignorarsi e agire per mettere ordine.  

Se vivi una situazione del genere, cosa puoi fare quindi per te?

1. Evita i paragoni e focalizzati su di te: chi sei? cosa ti piace fare? quali sono i tuoi interessi e le tue passioni?

2. Vogliamo bene ai nostri genitori ma è necessario educarli all’idea che il mondo del lavoro è cambiato e non è sufficiente trovare un lavoro qualsiasi. Dobbiamo sentirci bene, valorizzati e gratificati perché il lavoro occuperà gran parte della nostra giornata

3. Per educare i nostri genitori e orientarci la progettualità è importante. Questo significa avere un piano e muovere i primi passi per raggiungere un obiettivo chiaro e definito

4. Inizia cercando informazioni e momenti di confronto con altre persone

5. Una volta individuato il tuo obiettivo metti in campo le risorse necessarie e agisci!

La vita non è una corsa. Vai alla tua velocità.

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